Petropolis

Se non ne avevate avuto abbastanza di Černobyl’, della Exxon Valdez, del Vajont, degli incidenti minerari, siori & siore vi propongo una bella accoppiata di disastri ambientali che hanno il petrolio come denominatore comune: le sabbie bituminose (tar sands) in Alberta (Canada, per chi non fosse pratico del Risiko) e la Deepwater Horizon nel Golfo del Messico.

Come se il petrolio non facesse abbastanza danni indirettamente causando guerre in medio oriente, inquinamento, crisi economiche e surriscaldamento del pianeta, anche direttamente si tratta di una delle sostanze naturali (anche se non cresce proprio sugli alberi) più pericolose per la vita vegetale e animale (uomo compreso). Ma dato che proprio sul petrolio si basa una grossa percentuale dell’economia mondiale, quando si tratta di estrarlo dalla crosta terrestre non si va tanto per il sottile. Con il greggio a prezzi esorbitanti, infatti, anche metodi che prima venivano considerati antieconomici (e in certi casi eticamente inaccettabili per l’ambiente) ora sembrano molto più convenienti…

#Sapevatelo: per spostare uno Sport Utility Vagon (per gli amici detto SUV) dal peso di due tonnellate e mezzo, ed un passeggero (che influisce sul peso totale per circa il 4%) di qualche kilometro (con un litro di carburante) servono 3 litri di greggio. Qualcosa in più nel caso di petrolio “Heavy&Sour” come quello messicano, la qualità peggiore per la raffinazione. E così vediamo come il fondamento dell’economia, il principio della domanda e dell’offerta, si rifletta anche sul cervello di produttore e consumatore: ad una domanda idiota rispondono con offerte idiote. Se tu mi chiedi un litro di benzina per spostare un’automobile di 25 quintali in mezzo al traffico, e almeno il doppio per trovare un posto di dimensioni idonee dove parcheggiarla, io disbosco una delle regioni più incontaminate dall’uomo per accontentarti. E già che ci sono prendo una ditta di trivellazione svizzera, la Transocean. La quale ha commissionato una piattaforma petrolifera alla Hyunday, in Corea del Sud. Una di quelle ad altissima tecnologia, che può addirittura spostarsi autonomamente e venire parzialmente sommersa, che mi costa 370 milioni di dollari, e la registro al porto di Majuro, nelle Isole Marshall. Una volta posizionata nel Golfo del Messico, al largo delle coste della Louisiana, la affitto per 500mila dollari al mese alla British Petroleum. La quale compra una tecnologia texana (e-drill) per monitorare in tempo reale la trivellazione, manutenzione e problemi inclusi. Alla Fiera dell’Est, verrebbe da dire. C’è voluto lo sforzo congiunto di un sacco di persone in un sacco di Paesi per mettere in piedi la risposta idiota…

Il 9 settembre scorso questo gioiellino della tecnologia batte il record per la più profonda trivellazione petrolifera: 10685 metri di cui 1259 d’acqua. E venne l’esplosione, che causò l’incendio, che uccise 11 persone e che affondò la piattaforma, che 5000 barili di greggio al giorno nel mare riversò (e riversa tuttora). Considerato che un barile equivale a circa 160 litri, direi che sono un sacco di km anche in mano ad un idiota con un SUV.

La marea nera nel Golfo del Messico

La marea nera nel Golfo del Messico

Incidenti che capitano? Spiegatelo a chi vive di pesca nella costa meridionale degli Stati Uniti, e che ora oltre a vedere il suo amato mare ricoperto di una nera chiazza di morte, rischia gravi danni alla salute lui stesso, per l’inquinamento da idrocarburi. Ma è vero. Sempre un incidente rimane. Quei poveri miliardari della British Petroleum le stanno provando tutte, e sono aperti a qualunque aiuto esterno pur di tappare le 3 falle da cui esce la marea nera. Hanno tentato persino con una cupola in cemento e acciaio da 100 tonnellate, ma nemmeno quella ha funzionato. Intanto continuano ad utilizzare solventi semi-sperimentali per sciogliere il greggio, senza avere una precisa cognizione di quali effetti abbiano sulla salute marina e terrestre, animale ed umana.

Ma ci sono disastri ambientali che non sono incidenti. Sono deliberati crimini compiuti contro il pianeta perché l’idiozia umana non debba fermarsi. Mi riferisco al breve filmato che trovate in alto, nient’altro che un trailer di un lungo documentario, soprattutto riprese aeree da un elicottero, che denuncia la trasformazione di una superficie pari alla Gran Bretagna da terre selvagge coperte di boschi e foreste boreali in miniere a cielo aperto. Estraggono greggio dal terreno, quasi superficialmente, nell’Alberta e nel bacino dell’Orinoco, in Venezuela, disboscando e scavando, costruendo anche raffinerie in loco. Tutto questo alla piena luce del sole, anche se in luoghi decisamente poco accessibili e quindi lontano dai riflettori.

Sinceramente non mi va di lasciare ai miei figli alle generazioni future un pianeta devastato dalla ricerca spasmodica di fonti energetiche fossili o fissili per soddisfare capricci inutili e stupidi. E oltre a questo, un mondo in cui la gente muore perchè qualcuno possa lasciare accesa un’inutile lampadina dello standby, che razza di esempio vorrebbe lasciare ai posteri?

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