Non è un Paese per vecchi

Età dei premier in EuropaOggi esageriamo. Di solito il pensiero laterale in questo blog passa dall’argomento A all’argomento B. Stavolta aggiungiamo pure un argomento C.

In Gran Bretagna hanno appena eletto un nuovo Primo Ministro. Un conservatore, uno di destra, dopo quasi 2 decenni di sinistra al potere. David Cameron ha 43 anni. Nella stessa nazione, Tony Blair divenne premier nel 1997 a 44 anni, e andò in pensione 10 anni dopo, a 57. In Italia negli ultimi 16 anni si sono succedute al potere due persone: Silvio Berlusconi (classe 1936) e Romano Prodi (classe 1939). Tra Berlusconi e Cameron ci sono 31 anni di differenza. Tra il nostro Presidente del Consiglio e la media dei colleghi europei la differenza è di 21 anni. Un’intera generazione.

Tralasciando il problema etico su quanto possa essere interessato al futuro del Paese un uomo di 74 anni, mi chiedo quale visione abbia del mondo moderno un uomo che ha un anno in più di mia nonna, considerato che mia nonna non sa nemmeno usare il cellulare.

Una differenza di 21 anni significa un gap generazionale simile a quello che c’è tra me e mia madre. O tra lei e la sua. Come se vi foste trovati vostro padre in classe con voi a scuola. O vostra madre cubista in discoteca.

Ebbene, proprio come mia nonna anche il nostro premier pare non abbia molta confidenza con internet: oggi in una conferenza stampa internazionale, assieme al presidente egiziano Mubarak, ha confuso Google con Gogol. Qualcuno ha insinuato che effettivamente lo scrittore romantico russo sarebbe più vicino come periodo storico al nostro Presidente del Consiglio, rispetto al motore di ricerca. Mi dissocio da questa battuta, ma un fondo di verità c’è: nel nostro Paese internet e le nuove tecnologie si allontanano sempre più dalla vita delle persone con l’avanzare dell’età. La rete è vista da molti come un covo di pedofili, pervertiti e delinquenti di ogni genere, in cui chiunque entra viene traviato, controllato, attaccato dai virus e spiato dagli hacker. Viene coltivata la paura del web, anziché promuoverne l’utilizzo mostrandone le infinite potenzialità.  Niente di strano in fondo: da noi regna la disinformazione su qualunque argomento, in particolare quando si parla di strumenti in cui la democrazia regna fino al limite dell’anarchia, e la libertà è la parola d’ordine. Quindi perché mai investire su internet?

Il monopolio di Telecom di sicuro non aiuta: un’azienda che a fine 2008 aveva 34 miliardi di euro di debiti è difficile che possa spendere soldi investendo su una tecnologia che paradossalmente potrebbe rivoltarsi contro di lei, passando attraverso skype (gratuitamente) parte del traffico telefonico che ora paghiamo a caro prezzo. Tanto più se lo Stato se ne frega della rete insistendo sul fatto che ci sono cose più importanti, e poi gran parte delle 9 ore settimanali di lavoro in parlamento vertono sull’acquisto di nuovi aerei da combattimento (per 17 miliardi di euro) o sulla riforma della giustizia, quella sì fondamentale per aiutare i cittadini ad arrivare a fine mese. Al contrario: sullo strumento che ha cambiato (dove è stato usato) l’accesso all’informazione e spesso anche la vita delle persone, continuano ad avanzare sospetti. Senza pensare a quanti posti di lavoro potrebbe dare uno sviluppo di internet simile a quello che hanno nei paesi nordici, e soprattutto alle nuove prospettive economico-sociali che potrebbero scaturire dallo sfruttamento di un flusso di dati più ampio (telelavoro, videoconferenze, e-shopping, telecomunicazioni…).

Scontri in Thailandia

Scontri in Thailandia

E senza aver risolto in alcun modo un conflitto di interessi unico al mondo, con un premier proprietario di 3 (ma qualcuno direbbe 6) televisioni nazionali, un giornale (qualcuno direbbe 2), una casa editrice, una di distribuzione cinematografica, una banca e persino una squadra di calcio, pensano bene di limitare la libertà dello strumento più libero che sia rimasto: il web. Un decreto legge alla volta, in punta di piedi, senza troppa pubblicità, come è nel loro stile. In fondo c’è troppa libertà di stampa. Beh, date un’occhiata a come stanno messi l’Iran o la Thailandia, dove hanno censurato l’informazione su internet. Non se la passano poi così bene.

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  1. Purtroppo in queste cose siamo indietro in Italia.. basta pensare alla connessione internet: leggevo su wired qualche mese fa che ci sono zone al sud che sono raggiunte a malapena dalla 56k, figuriamoci l’adsl. Senza contare che ancora non si fa dove siano finiti i fondi destinati alla banda larga.

    Anche se è brutto da dire credo comunque che la “colpa” sia tanto di chi governa quanto (se non di più) della popolazione in generale, che preferisce adagiarsi su una cosa conosciuta di cui si conoscono i mille difetti, piuttosto che prestarsi alla novità, che spesso e volentieri fa troppa paura.

    • Infatti per come la vedo io la colpa principale è di chi dovrebbe informare ma lo fa poco e male. Se lo dice la TV è vero, e ovviamente per la TV internet è un concorrente fin troppo sleale. Quindi in modo molto sottile e infame fanno credere che dietro il web si nasconda l’Anticristo o qualcosa del genere.
      Il che sommato all’ignoranza più totale da parte sia di chi governa sia di chi viene governato crea una situazione in cui Telecom sguazza. Senza arrivare al sud, il paese dove abitavo con la mia ex non è raggiunto dall’ADSL. E non è un borgo, ma un paese di medie dimensioni dalle mie parti.
      La faccenda Telecom è lunga e complessa da spiegare, per farla breve è stata comprata senza sganciare un euro e ora sfruttano il monopolio per pagare i debiti con i soldi nostri.

    • Ho letto, quindi lo so.. son le classiche cose all’italiana -.-

  2. gogol XD oddio rido ancora!!!
    Facendo i seri, effetivamente non avevo mai fatto caso che in questi ultimi anni siano andati al potere solo loro due!!! E’ vero l’Italia è indietro in molte cose, sembra che vogliamo rimanere “all’età della pietra” metaforicamente parlando ovviamente …

    • In realtà ci sono stati anche Dini e D’Alema che hanno avuto mandati di 1 anno e mezzo ciascuno. E comunque Prodi è stato al governo 4 anni in totale, quindi checché ne dica lo psiconano la maggior parte delle responsabilità sono sue, se siamo dove siamo: ha governato 9 anni su 16 dal ’94.

  1. 19 maggio 2010

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