La Cina è vicina

Gianpietro D'Alia (UDC)

Gianpietro D'Alia (UDC)

Quello che segue è l’emendamento 50-bis presentato dal senatore Gianpietro D’Alia (UDC) al “pacchetto sicurezza” (ddl 733) emanato dal Governo e recentemente approvato dal Senato della Repubblica:

«Art. 50-bis.

(Repressione di attività di apologia o incitamento di associazioni criminose o di attività illecite compiuta a mezzo internet)

1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

2. Il Ministro dell’interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all’adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all’autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.

3. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dell’interno e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce, ai fini dell’attuazione del presente articolo, i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.

4. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l’effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l’attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministero dello sviluppo economico.

5. Al quarto comma dell’articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: “col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda”.».

Cosa significa tutto ciò?

Che chiunque sul proprio blog volesse imitare il presidente del consiglio, o il ministro delle politiche agricole, o il ministro per le riforme, o in generale invitasse i propri lettori ad infrangere la legge (ad esempio facendo disobbedienza civile nei confronti di leggi ingiuste, tipo il ddl intercettazioni) vedrebbe chiuso il suo sito per decreto ministeriale (senza bisogno di essere condannati, basta che si apra il procedimento) e chi fornisce il servizio per tale sito è obbligato a procedere entro 24 ore o verrà multato da 50mila a 250mila euro.

Ora, capisco la necessità di combattere l’illegalità con tutti i mezzi… Ma così mi sembra un tantino esagerato. Che il mio umile blog venga messo sullo stesso piano di un quotidiano a tiratura nazionale non è troppo? I blog non hanno consulenti legali, non hanno un comitato di redazione, hanno solo un poveraccio che scrive quello che pensa e che cerca di informare chiunque lo legga, esprimendo la propria opinione.

E’ quindi evidente che in Italia esprimere pubblicamente un’opinione contraria a quello che è il volere della maggioranza (del parlamento, non degli Italiani) è considerato pericoloso, tanto da vietarlo per legge. Un po’ come avviene in Cina, in Iran, in Birmania…

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  1. praticamente non esiste più libertà di pensiero e parola.

    • esiste la libertà di pensarla come il Popolo delle Libertà. In caso contrario LORO hanno la libertà di toglierti le tue libertà. In compenso chi governa pare sia libero di fare ciò che vuole senza alcuna limitazione (nemmeno costituzionale) o rischio. Incluso il delinquere.

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