Mr. B. e la corruzione differita

E' lui o non è lui Mr. B. ?

E' lui o non è lui Mr. B. ?

L’avvocato Donald David Mackenzie Mills, britannico, marito dell’ex ministro della cultura (in carica ai tempi in cui faccio riferimento, poi costretta alle dimissioni) del governo Blair dal 2001 al 2007, è diventato un personaggio molto popolare anche nel nostro Paese a partire dalla fine del 2005, quando vennero rese pubbliche le indagini relative alla sua presunta corruzione quale testimone chiave in due processi a carico del Premier. Nel febbraio del 1998, infatti, pare che Berlusconi abbia pagato almeno 600mila dollari a Mills, tramite il manager (ora defunto) Carlo Bernasconi, in cambio di una testimonianza già resa e una ancora da fornire, che egli stesso definisce quantomeno reticenti e piene di omissioni. La prima risalente al ’97 nell’ambito di un processo per le tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza e ad un finanziamento di 10 miliardi di lire dalla società All Iberian (proprietà di Berlusconi) a Bettino Craxi; la seconda al processo All Iberian, in relazione al metodo che pare avesse Fininvest per gonfiare i diritti televisivi attraverso passaggi di proprietà tra società dello stesso proprietario a prezzi sempre maggiori, in modo da frodare il fisco (reato per cui è in corso un altro processo, sempre a carico del nostro Presidente del Consiglio).

Quando il fisco inglese scoprì che Mills non aveva mai pagato le tasse su quei 600mila dollari, e gliene chiese la provenienza, lui scrisse una lettera al suo commercialista, spiegandogli a grandi linee la situazione e chiedendogli lumi sul da farsi. Ma ahimè in Inghilterra la frode fiscale viene trattata in un modo che a noi potrebbe sembrare paradossale: infatti è lo stesso commercialista a denunciare Mills al National Criminal Intelligence Service (NCIS, ma non quello dei telefilm: è l’antiriciclaggio britannico). A questo punto anche la procura di Milano viene a sapere dell’inchiesta, e nel 2004 convoca Mills, gli mostra la lettera e lui confessa di aver protetto Berlusconi e che il responsabile per Mediaset dell’acquisto dei diritti tv, Bernasconi, gli aveva fatto pervenire il denaro come ringraziamento per il servizio reso.

A questo punto ancora nessuno sa niente, ufficialmente, in Italia e in Inghilterra, di quello che sta avvenendo. Magari Mills non ne ha parlato nemmeno con la moglie ministro. Magari anche Berlusconi non ne sa nulla. O magari no. Quello che si sa è che Blair, in agosto, visitò il nostro Premier fresco di trapianto pilifero e bandanamunito in Sardegna. E quando mesi dopo a Mills viene chiesto di ricostruire il passaggio di quei soldi attraverso i vari conti, questi ritratta, cambia versione, e sostiene che quei soldi avevano una diversa fonte.

Dato che si parla spesso del caso, e che la difesa del Premier (non parlo solo dell’avv. Ghedini ma anche dei suoi giornalisti prezzolati, tipo Belpietro) sostiene che nella lettera “Mr. B.” facesse riferimento a Bernasconi (e non a Berlusconi) in modo da accusare un personaggio deceduto e non più processabile, che i soldi non provenissero dal nostro primo ministro in carica e che l’accusa abbia usato un escamotage per non far cadere in prescrizione il reato (datando la corruzione quando Mills ha prelevato i soldi dal conto e non quando sono stati versati) mi sono andato a cercare la “prova regina” di questo processo, ovvero la lettera di Mills a Robert Drennan, il suo commercialista Bob. E ho cercato di tradurla.

Caro Bob, in breve i fatti rilevanti si possono così riassumere: nel 1996 mi sono ritrovato con un dividendo di circa 1,5 milioni di sterline al netto delle tasse e degli onorari dovuti, proveniente dalle società di Mr. B. Ogni mia azione è stata condotta titolo personale: io mi sono accollato tutti i rischi tenendone lontani i miei soci. Saggiamente o meno, ho informato i miei soci di quello che avevo fatto e, dal momento che per loro si trattava sostanzialmente di guadagno inaspettato, mi ero offerto desco di corrispondergli (penso) circa 50.000 o £ 100.000 a testa, il che mi sembra un gesto alquanto generoso. Ciò dimostra quanto ci si possa sbagliare, visto che lo insistettero sul fatto che la transazione avrebbe dovuto essere trattata alla stregua di un profitto della società. Per evitare controversie legali (ci eravamo appena fusi con Withers) acconsentii a depositare la somma nella mia banca fino al momento in cui loro si fossero convinti che non sarebbe più stata reclamata da terzi. Nel 2000 fu chiaro che non ci sarebbe stata nessuna domanda da parte di terzi (io ne ero sempre stato perfettamente consapevole) e i soldi furono prelevati dalla banca e distribuiti; io mi tenni poco meno di £ 500.000 su quelli che erano ormai diventati 2 milioni di sterline. Tutti questi  rischi e costi per un magro compenso. Il costo più rosso fu quello di lasciare Withers. Non mi fu chiesto di lasciare ma io mi sentivo decisamente a disagio lì -non da ultimo perché i miei soci di Mackenzie Mills si erano accaparrati la maggior parte dei benefici a rischio zero- tanto che non potevo davvero restare nel 1998 99 e 2000 lavorare autonomamente ed era  evidente che di processi sarebbero proseguiti, sarebbero stati evocati da pagare e ci sarebbe sempre stato il rischio di essere accusato di qualcosa -che è proprio quello che sta per succedere ora, in seguito all’ultima indagine della quale sei al corrente. Io mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B. e lo conoscevano la mia situazione. Erano consapevoli, in particolare, di come i miei soci si fossero intascati la maggior parte del dividendo; sapevano bene che il modo in cui io avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito ma ho superato curve pericolose, per dirla in modo delicato) avesse tenuto Mr. B. fuori da un mare di guai nei quali l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo. Alle circa alla fine del 1999 mi fu detto che avrei ricevuto dei soldi, che avrei dovuto considerare come un prestito a lungo termine o un regalo: $ 600.000 furono messi in hedge fund e mi fu detto che sarebbero stati a mia disposizione, se ne avessi avuto bisogno. (I soldi furono collocati nel fondo perché la persona collegata all’organizzazione di B. era qualcuno con il quale avevo discusso in molte occasioni questo fondo si trattava di un modo indiretto per rendere disponibile la somma.) Per ovvie ragioni (io in quel momento ero ancora un testimone dell’accusa, ma la mia testimonianza era già stata resa) era necessario che tutto fosse fatto con discrezione. E questa era una strada indiretta per raggiungere lo scopo. Alla fine del 2000 volevo investire in un altro fondo e la mia banca mi fece un prestito per ammontare garantito dalla mia abitazione eccetera, di circa € 650.000. Io l’ho ripagato liquidando i $ 600.000. Allego una copia del conto in dollari. Consideravo il pagamento con un regalo. Di cos’altro poteva trattarsi? Non ero un loro dipendente, non rappresentavo, non sto facendo nulla per loro, avevo già reso una testimonianza ma sussisteva ancora il rischio di futuri costi legali (così come ce ne erano già stati) e di una grossa dose di ansi (che c’è certamente stata). La faccenda proseguiva da otto anni, il mio contatto era consapevole del fatto che la mia capacità di generare reddito era stata danneggiata e nel 1998 e 1999 fui in grado di inviare fatture a certa società, fatture che furono pagate e aumentarono il reddito. Ma questo era diverso. Dal momento che ero sicuro del fatto che la mia posizione fiscale relativamente al capital gain fosse complessivamente negativa, stupidamente non ho dichiarato nessuna transazione. Se qualcuna di esse fosse guardata da vicino (ad esempio: da dove arrivarono i soldi per comprare le azioni della centurion?) Sono ovviamente preoccupato di come comportarmi e gestire al meglio questa situazione. Allego i documenti fondamentali. Sinceramente,

David Mills

Ora, che Mr. B. non possa essere Bernasconi è abbastanza chiaro, almeno per me… così come appare chiaro da chi arrivino i soldi, indipendentemente da chi li abbia versati: da un certo Mr. B. che sarebbe potuto finire nei guai. E i processi in cui Mills è stato testinone non erano a carico di Bernasconi, inutile dirlo.

Quanto al fantomatico escamotage utilizzato dall’accusa, come direbbe Belpietro (se non lo pagasse Mr. B. o almeno vorrei sperare) è una cosa molto semplice: quei soldi erano in un conto che non aveva nessun proprietario ben definito. Erano lì, casomai qualcuno li volesse prendere… Quindi non era possibile parlare di corruzione: Mills da anni manovrava e gestiva soldi di Mr. B. attraverso conti cifrati, società off-shore e compagnia bella. Almeno finchè non si è deciso a prelevarli per sè, e a spenderli. Se io vi voglio corrompere e vi metto una valigetta di denaro sul tavolo, la corruzione scatta quando la valigia tocca il tavolo o quando la vostra mano si chiude sulla maniglia? Io sinceramente tutto ‘sto escamotage e ‘sto arrampicarsi sugli specchi non lo vedo. Non so voi…

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