Più PIL per tutti

Bob Kennedy

Robert Kennedy

«Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell’equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta»

Questo pensiero moderno e rivoluzionario risale in realtà al 1968: si tratta della traduzione di un discorso di Bob Kennedy (fratello del più celebre JFK, del quale condivise la fine: assassinato anch’egli, solo pochi mesi dopo averlo pronunciato) alla Kansas University.

Eppure, a 43 anni di distanza ancora sentiamo parlare di Prodotto Interno Lordo (detto comunemente PIL, in inglese GDP, Gross Domestic Product) e sebbene affinato nel corso degli anni rimane questo il metro di misura della ricchezza di un Paese. Così, quando il PIL aumenta di anno in anno è una buona notizia, mentre quando diminuisce come nell’ultimo periodo si parla di recessione. Ma le cose stanno davvero in questo modo?

Ora, come ha evidenziato Bob Kennedy anni prima che io nascessi, il PIL misura qualunque scambio in denaro. Quindi non tiene conto del volontariato, ad esempio; aumenta invece se perdete tutti i vostri risparmi, aumenta per i terremoti, aumenta per le malattie, aumenta per gli incidenti stradali… Misura davvero la nostra ricchezza?

Ma non vorrei fermarmi qui: se c’erano già arrivati nel ’68 sarebbe deprimente aver fatto tanta strada fino al 2011 senza passare al gradino successivo (sebbene effettivamente ad oggi  niente è veramente cambiato in macroeconomia, da allora). Avete mai sentito parlare del G7? Il gruppo dei 7 Paesi con il PIL più alto al mondo? L’Italia per ora è sesta, dietro alla Gran Bretagna e davanti al Brasile. Primi manco a dirlo sono gli Stati Uniti. La Cina è terza. L’India addirittura undicesima. Ora, a nessuno è venuto in mente di chiedersi come mai una nazione che conta un miliardo e trecento milioni di persone come la Cina abbia un PIL che è un terzo di quello americano, pur vivendo negli USA solamente 300 milioni di persone (meno di un quarto dei Cinesi)? O peggio come facciano, in India, un miliardo e cento milioni di persone, a vivere con un PIL totale che è meno di un decimo di quello statunitense? Certo, non se la passeranno benissimo… Ma dovrebbero morire tutti di fame, se è vero (com’è vero) che anche gli americani non stanno vivendo un bel momento. Semplicemente perché delle tre parole che compongono la parola PIL (e ancor più nella versione inglese GDP) l’unica che risponde al vero è Lordo. Il resto sembra pescato a caso, o per i più maliziosi una truffa.

Tanto per farvi un esempio: se io produco una mela e mangio una mela, per il PIL non ho prodotto né consumato niente. Al contrario, se io compro una mela a cinque euro, mentre in Cina vendono le  mele ad un euro, secondo il PIL chi è più ricco? Io con una mela che vale 5 euro o il Cinese che ha 5 mele ad un euro ciascuna? La macedonia la fate con le mele o con i soldi? Certo, è anche vero che se andate in Cina con quei 5 euro vi comprate 5 mele e ve le portate a casa. Ma anche ammettendo che nel trasporto non marciscano o si ammacchino, se le rivendete a 5 euro l’una siamo punto e a capo. Chi la compra continua ad avere una mela a 5 euro. Ma questa mela è stata trasportata dalla Cina fino a casa sua, ed è passata di mano più volte aumentando ogni volta il suo costo… così il valore della mela rimane un euro. Il resto è un artificio che arricchisce chi commercia in mele. Il produttore guadagna sempre quel maledetto euro, voi ne spendete sempre cinque, e l’80% della moneta scambiata in realtà non ha contribuito a produrre nulla. Quindi perché si chiama “Prodotto”? Se poi  la mela l’ho comprata in Cina e la maggior parte del denaro si è perso strada facendo, perché si chiama “Interno”? Ancor più assurdo nella notazione inglese: “Domestic”?

E ancora: io ho una mela che vale un euro ma l’ho pagata cinque. Quindi la ricchezza misurata dal PIL è quella dei consumatori o quella di chi fa muovere la mela? Io non sono più ricco se pago la mela cinque euro. Anzi… Chi si arricchisce è chi me la vende a tanto pagandola poco. Quello che non produce, appunto.

Riassumendo: il Prodotto Interno Lordo è la misura lorda, sì, ma in particolare della ricchezza di chi non produce e non è nemmeno necessariamente interno al sistema. Non per fare il “comunista” che non sono, ma evidentemente questo PIL non misura il benessere dei consumatori bensì dei “capitalisti”.

Se poi vogliamo fare un altro passo… parliamo di Decrescita.

Da non confondere con la recessione, la decrescita propone di “tagliare” dal conto della ricchezza tutto quel surplus che non rende più ricchi i consumatori, ma solo chi fa muovere i soldi. E di escluderlo dalla nostra vita.

Il principio cardine della decrescita è molto “Tao”, molto “Zen”: l’immobilità. Detto così suona male, ma è semplicissimo: perché spostare una mela dalla Cina a casa mia? E se la mela me la produco da solo? O se la produce qualcuno vicino a me, così che la mangio fresca, posso controllarne la qualità e arricchisco direttamente il contadino senza aggiungere costi inutili, o produrre anidride carbonica per spostare le merci da un continente all’altro?  Sarei forse più povero?

E ancora: costruire una centrale elettrica, comprare combustibile, distribuire l’elettricità attraverso cavi che ne disperdono buona parte e far pagare la bolletta sono tutte cose che aumentano il PIL. Il fotovoltaico invece è una tantum. Compri l’impianto, dai una botta al PIL e poi ci rivediamo tra qualche decina d’anni. In compenso non pago più la bolletta. Sarei forse più povero?

Chi lavora in ufficio, è costretto muoversi ogni giorno nel traffico cittadino perdendo ore, consumando carburante e pazienza, passare tutta la giornata in un locale che dev’essere illuminato e riscaldato solo per un terzo della giornata e poi tornare a casa ripetendo la trafila dell’andata per 5 giorni la settimana. L’alternativa potrebbe essere fare le stesse cose da un computer a casa, collegato in rete in videoconferenza con i colleghi, risparmiando ore di sonno o di vita familiare (e denaro per l’asilo dei figli), il costo del carburante (per muovere non solo il soggetto, ma anche l’automobile che pesa 10 volte tanto),  tutti i costi del locale ad uso ufficio, e decongestionando in gran parte il traffico delle città. Potreste persino permettervi di lavorare in pigiama: tanto siete a casa vostra e i vostri colleghi vedono solo la parte di voi che inquadrate con la webcam. Sareste forse più poveri?

Questa, in breve, è la teoria della decrescita. Avere, sì, tutto ciò che ci serve, ma eliminando gli anelli inutili della catena. Probabilmente, al momento, è l’unico modo che abbiamo per risolvere i problemi di consumo delle fonti (energetiche e non) disponibili. A me non sembra un sacrificio poi così terribile, e a voi?

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  1. Beh, eccezionale!

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