Archivio per settembre 2016

Da dove vengono tutti questi soldi?

Non sono un economista, non sono uno storico, ma oggi ho letto un post di un onorevole che mi ha lasciato un po’ perplesso.
sibilia
Mi ha lasciato perplesso perché è vero: la moneta si può creare in qualsiasi momento, basta stamparla… ma la ricchezza no.
Per capire la differenza, bisogna fare un passo indietro piuttosto grosso.

Agli albori della civiltà, l’uomo viveva di caccia e di raccolta. Ma non erano le uniche mansioni necessarie a mandare avanti un villaggio: servivano anche costruttori, intagliatori, lavoratori di pelli e così via.
Per far funzionare il tutto, ovviamente, era necessario un intenso scambio di beni: materie prime e lavorate, che avveniva attraverso il baratto. Possiamo quindi presumere che ogni prodoto (cibo, legna, utensili, vestiti…) avesse un valore proporzionale alla difficoltà per reperirlo, al tempo impiegato per ottenerlo e alla richiesta.
Quindi, anche senza il denaro, esisteva già una legge della domanda e dell’offerta.
Quindi, anche senza il denaro, chi possedeva molti beni poteva essere definito “ricco”.

Il problema, però, in una società del genere, è lo scambio di prodotti che non sono presenti contemporaneamente nel mercato. Data l’ovvia assenza del frigorifero, ad esempio, il raccolto era disponibile soltanto per poco tempo, poi iniziava a marcire. Ma gli strumenti di lavoro per i coltivatori servivano tutto l’anno. Perciò molti scambi avvenivano “a credito”, con il compratore che lasciava “in pegno” al venditore qualcosa di valore fino a quando non fosse stato in grado di ripagarlo.
Ed è così che nacque il denaro. Il denaro altro non è che un pegno, una promessa di pagamento, cioè un debito. Un debito a cui viene assegnato un valore standard (chiamatela lira, euro, marco, sterlina, dollaro, non fa molta differenza) e che può essere scambiato con altri beni, passando di mano in mano.
Così facendo il debito si “spersonalizza”: nel portafogli non avete più la promessa di un sacco di farina, ma ne avrete il valore equivalente.

Ora, capirete anche da soli che se il denaro in realtà è un debito, non può essere infinito! Esiste un limite al debito che uno Stato è in grado di ripagare, e tale limite corrisponde alla ricchezza che può offrire in garanzia.

Per fare un esempio pratico (semplificando parecchio): se faccio debiti (emettendo denaro) per 2000 monete, ma poi posso ripagarne solo 1000, quelle monete si svaluteranno della metà.
Questa, in economia, si chiama inflazione. Cioè la perdita di potere d’acquisto del denaro perché ne circola troppo, rispetto all’effettivo controvalore dei beni.

Perciò stiamo attenti a parlare di “denaro” pensando solo ai fogli di carta: per funzionare deve avere un valore. Cioè una garanzia che tutto il debito verrà ripagato.

Senza questa garanzia, il denaro vale quanto la carta su cui è stampato.

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Ve la siete cercata.

violenza_5In Calabria una tredicenne viene violentata per 3 anni da almeno 7 adulti. Ma l’intero paese difende gli stupratori, perché lei è una “che non sta al suo posto”, se l’è andata a cercare.

A Parma una donna viene picchiata ed uccisa dal compagno, un tunisino. Ovviamente se l’è cercata, mettendosi con un immigrato.

A Roma, di nuovo una sedicenne vestita con abiti succinti viene violentata da un 31enne, stavolta italiano e militare. Ma vestita in quel modo è stata lei a provocare. Se l’è cercata.

A Napoli una ragazza di 31 anni si suicida dopo che la sua vita è stata rovinata dalla pubblicazione di video “hard” girati dall’amante. Insultata in rete, additata da tutto il paese, emarginata, ha deciso di farla finita. Ma se l’è cercata perché si è fatta filmare.

Cosa dovrebbe fare una vittima per non “andarsela a cercare”?
Se mette i jeans e subisce violenze non è stupro perché lo stupratore non può averglieli tolti senza aiuto.
Se mette una gonna e subisce violenze non è stupro perché è stata lei a provocare.
Se dorme nuda e subisce violenze non è stupro perché lui non l’ha fatto apposta.
Se si ubriaca e subisce violenze non è stupro perché non ha opposto resistenza.
Se è svenuta e subisce violenze non è stupro perché non se n’è neanche accorta.

Non voglio entrare nel merito delle singole affermazioni perché sarebbe troppo facile. Vorrei andare un passo oltre, come sono solito fare in questo blog. Vorrei capire perché a tanta gente viene più facile solidarizzare con gli stupratori anziché con la vittima.

Non sono uno psicologo, ma dai commenti che ho letto due cose sono abbastanza chiare.
La prima, è che molti uomini giustificano gli stupratori perché almeno una volta anche loro hanno sognato di stuprare una donna. E gli è piaciuto.
La seconda, è che molte donne giustificano gli stupratori perché a loro gli uomini non se le filano proprio, e quindi la vedono come una specie di giustizia divina.
Poi ci sono quelli che sono semplicemente troppo stupidi ed insensibili per capire cosa sia uno stupro, o cosa provi una donna stuprata (anche se in stato di semi incoscienza). Non hanno il senso della misura, per loro una mano sul culo non è un’invasione della sfera più privata ma solo un gioco. Non sanno mettersi nei panni delle donne che molestano, a meno che non abbiano a che fare con un gay. In quel caso sono terrorizzati dal fatto che un maschio li possa trattare come loro trattano abitualmente le femmine.

Sono persone che hanno perso il treno dell’evoluzione, che sono rimasti alla legge della giungla, in cui è sempre la preda che deve stare attenta o merita di finire tra le grinfie di chiunque si trovi più in alto nella catena alimentare sessuale.
Ed è questa la cosa che mi preoccupa, non la giustificazione di un atto che non ha giustificazioni, ma la mentalità secondo cui quell’atto è naturale, perché anche loro ci hanno pensato, almeno una volta.

Mi preoccupa perché significa che al mondo c’è un esercito di stupratori che si trattengono solo perché la legge glielo vieta.