Ve la siete cercata.

violenza_5In Calabria una tredicenne viene violentata per 3 anni da almeno 7 adulti. Ma l’intero paese difende gli stupratori, perché lei è una “che non sta al suo posto”, se l’è andata a cercare.

A Parma una donna viene picchiata ed uccisa dal compagno, un tunisino. Ovviamente se l’è cercata, mettendosi con un immigrato.

A Roma, di nuovo una sedicenne vestita con abiti succinti viene violentata da un 31enne, stavolta italiano e militare. Ma vestita in quel modo è stata lei a provocare. Se l’è cercata.

A Napoli una ragazza di 31 anni si suicida dopo che la sua vita è stata rovinata dalla pubblicazione di video “hard” girati dall’amante. Insultata in rete, additata da tutto il paese, emarginata, ha deciso di farla finita. Ma se l’è cercata perché si è fatta filmare.

Cosa dovrebbe fare una vittima per non “andarsela a cercare”?
Se mette i jeans e subisce violenze non è stupro perché lo stupratore non può averglieli tolti senza aiuto.
Se mette una gonna e subisce violenze non è stupro perché è stata lei a provocare.
Se dorme nuda e subisce violenze non è stupro perché lui non l’ha fatto apposta.
Se si ubriaca e subisce violenze non è stupro perché non ha opposto resistenza.
Se è svenuta e subisce violenze non è stupro perché non se n’è neanche accorta.

Non voglio entrare nel merito delle singole affermazioni perché sarebbe troppo facile. Vorrei andare un passo oltre, come sono solito fare in questo blog. Vorrei capire perché a tanta gente viene più facile solidarizzare con gli stupratori anziché con la vittima.

Non sono uno psicologo, ma dai commenti che ho letto due cose sono abbastanza chiare.
La prima, è che molti uomini giustificano gli stupratori perché almeno una volta anche loro hanno sognato di stuprare una donna. E gli è piaciuto.
La seconda, è che molte donne giustificano gli stupratori perché a loro gli uomini non se le filano proprio, e quindi la vedono come una specie di giustizia divina.
Poi ci sono quelli che sono semplicemente troppo stupidi ed insensibili per capire cosa sia uno stupro, o cosa provi una donna stuprata (anche se in stato di semi incoscienza). Non hanno il senso della misura, per loro una mano sul culo non è un’invasione della sfera più privata ma solo un gioco. Non sanno mettersi nei panni delle donne che molestano, a meno che non abbiano a che fare con un gay. In quel caso sono terrorizzati dal fatto che un maschio li possa trattare come loro trattano abitualmente le femmine.

Sono persone che hanno perso il treno dell’evoluzione, che sono rimasti alla legge della giungla, in cui è sempre la preda che deve stare attenta o merita di finire tra le grinfie di chiunque si trovi più in alto nella catena alimentare sessuale.
Ed è questa la cosa che mi preoccupa, non la giustificazione di un atto che non ha giustificazioni, ma la mentalità secondo cui quell’atto è naturale, perché anche loro ci hanno pensato, almeno una volta.

Mi preoccupa perché significa che al mondo c’è un esercito di stupratori che si trattengono solo perché la legge glielo vieta. 

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