Posts Tagged ‘ Economia ’

Da dove vengono tutti questi soldi?

Non sono un economista, non sono uno storico, ma oggi ho letto un post di un onorevole che mi ha lasciato un po’ perplesso.
sibilia
Mi ha lasciato perplesso perché è vero: la moneta si può creare in qualsiasi momento, basta stamparla… ma la ricchezza no.
Per capire la differenza, bisogna fare un passo indietro piuttosto grosso.

Agli albori della civiltà, l’uomo viveva di caccia e di raccolta. Ma non erano le uniche mansioni necessarie a mandare avanti un villaggio: servivano anche costruttori, intagliatori, lavoratori di pelli e così via.
Per far funzionare il tutto, ovviamente, era necessario un intenso scambio di beni: materie prime e lavorate, che avveniva attraverso il baratto. Possiamo quindi presumere che ogni prodoto (cibo, legna, utensili, vestiti…) avesse un valore proporzionale alla difficoltà per reperirlo, al tempo impiegato per ottenerlo e alla richiesta.
Quindi, anche senza il denaro, esisteva già una legge della domanda e dell’offerta.
Quindi, anche senza il denaro, chi possedeva molti beni poteva essere definito “ricco”.

Il problema, però, in una società del genere, è lo scambio di prodotti che non sono presenti contemporaneamente nel mercato. Data l’ovvia assenza del frigorifero, ad esempio, il raccolto era disponibile soltanto per poco tempo, poi iniziava a marcire. Ma gli strumenti di lavoro per i coltivatori servivano tutto l’anno. Perciò molti scambi avvenivano “a credito”, con il compratore che lasciava “in pegno” al venditore qualcosa di valore fino a quando non fosse stato in grado di ripagarlo.
Ed è così che nacque il denaro. Il denaro altro non è che un pegno, una promessa di pagamento, cioè un debito. Un debito a cui viene assegnato un valore standard (chiamatela lira, euro, marco, sterlina, dollaro, non fa molta differenza) e che può essere scambiato con altri beni, passando di mano in mano.
Così facendo il debito si “spersonalizza”: nel portafogli non avete più la promessa di un sacco di farina, ma ne avrete il valore equivalente.

Ora, capirete anche da soli che se il denaro in realtà è un debito, non può essere infinito! Esiste un limite al debito che uno Stato è in grado di ripagare, e tale limite corrisponde alla ricchezza che può offrire in garanzia.

Per fare un esempio pratico (semplificando parecchio): se faccio debiti (emettendo denaro) per 2000 monete, ma poi posso ripagarne solo 1000, quelle monete si svaluteranno della metà.
Questa, in economia, si chiama inflazione. Cioè la perdita di potere d’acquisto del denaro perché ne circola troppo, rispetto all’effettivo controvalore dei beni.

Perciò stiamo attenti a parlare di “denaro” pensando solo ai fogli di carta: per funzionare deve avere un valore. Cioè una garanzia che tutto il debito verrà ripagato.

Senza questa garanzia, il denaro vale quanto la carta su cui è stampato.

Più PIL per tutti

Bob Kennedy

Robert Kennedy

«Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell’equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta»

Questo pensiero moderno e rivoluzionario risale in realtà al 1968: si tratta della traduzione di un discorso di Bob Kennedy (fratello del più celebre JFK, del quale condivise la fine: assassinato anch’egli, solo pochi mesi dopo averlo pronunciato) alla Kansas University. Continua a leggere

Uniquique suum

Berlusconi controlla il suoA ciascuno il suo. No, non mi sono convertito all’Osservatore Romano (ci mancherebbe) che da 150 anni usa questo incipit, ma voleva essere un invito a fare ognuno il proprio mestiere e prendersi ciascuno le proprie responsabilità.

Nel giorno in cui Santoro annuncia di lasciare la Rai, con tutte le polemiche sulla buonuscita, sul mobbing et cetera (proseguendo con il mio latinorum) sospendo ogni giudizio a riguardo fino alle dichiarazioni ufficiali, e mi occupo di altro. NB: C’è un bel giro di numeri, quindi abbandonate ogni speranza voi che entrate.

Oggi avevo un po’ di tempo da perdere, e ho rispolverato le mie nozioni di economia guardandomi sul sito della ragioneria di stato le previsioni di bilancio perché ero veramente curioso di verificare le parole del Ministro dell’Economia Tremonti, il quale prima ha affermato che “il nostro sistema di previdenza è il più solido d’Europa” e poi che i nuovi tagli colpiranno soprattutto gli evasori e i falsi invalidi. Continua a leggere

Petropolis

Se non ne avevate avuto abbastanza di Černobyl’, della Exxon Valdez, del Vajont, degli incidenti minerari, siori & siore vi propongo una bella accoppiata di disastri ambientali che hanno il petrolio come denominatore comune: le sabbie bituminose (tar sands) in Alberta (Canada, per chi non fosse pratico del Risiko) e la Deepwater Horizon nel Golfo del Messico.

Come se il petrolio non facesse abbastanza danni indirettamente causando guerre in medio oriente, inquinamento, crisi economiche e surriscaldamento del pianeta, anche direttamente si tratta di una delle sostanze naturali (anche se non cresce proprio sugli alberi) più pericolose per la vita vegetale e animale (uomo compreso). Ma dato che proprio sul petrolio si basa una grossa percentuale dell’economia mondiale, quando si tratta di estrarlo dalla crosta terrestre non si va tanto per il sottile. Con il greggio a prezzi esorbitanti, infatti, anche metodi che prima venivano considerati antieconomici (e in certi casi eticamente inaccettabili per l’ambiente) ora sembrano molto più convenienti… Continua a leggere